Scooter rosso sangue

Il sogno di ogni adolescente e l’incubo di ogni genitore era il ciclomotore. Ma da qualche tempo, a stare in pensiero, sono i figli. In Italia le due ruote sono ancora la prima causa di mortalità tra i giovanissimi. La strage sembra inarrestabile ma a morire non sono più solo i ragazzi, ora anche i papà. Le stime ufficiali parlano chiaro: dopo l’inasprimento delle sanzioni per le infrazioni al codice della strada, l’asfalto fa meno morti (meno 5,7 per cento nei primi sette mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007). Ma i centauri continuano a morire e, se pure si registra un lieve calo, tra gennaio e luglio di quest’anno ci sono stati 392 incidenti mortali soltanto sulle strade extraurbane, con due vite stroncate al giorno per un totale di 413 morti.

È nelle città che si registrano i numeri più impressionanti, per colpa di sorpassi azzardati, delle rotaie dei tram, degli auricolari con la musica nelle orecchie e di mille altre infinite occasioni di caduta o di scontro che, per un’auto, comporterebbero brusche frenate o semplici ammaccature, ma che per il centauro possono diventare fatali. L’ultimo dato censito dall’Istat risale al 2006 ed elenca 1.559 moto-scooteristi deceduti, più di quattro ogni giorno, tutti i giorni dell’anno. Nel confronto agli anni passati poi, sale l’età delle vittime.

I lunghi tempi per raggiungere il luogo di lavoro e le maggiori limitazioni al traffico di autoveicoli nelle grandi città hanno risvegliato un esercito di easy raider metropolitani, creando due categorie ancora più a rischio dei neofiti imberbi: i motociclisti di ritorno, quelli che avevano una moto o un motorino fino a vent’anni e che, dopo lustri passati alla guida di comode automobili, riprendono a cavalcare una due ruote; e i neoconvertiti, i più pericolosi per se stessi e per gli altri, quelli che non sanno neanche cos’è una leva del cambio e che, grazie a una patente di categoria B presa prima del 1988, possono mettersi in sella a qualsiasi bolide senza aver mai fatto una lezione di guida pratica. E tutti sembrano rivolgersi ai potenti scooter, soprattutto da quando il carico burocratico e normativo ha reso meno appetibili i piccoli ciclomotori, ambiti solo dai quattordicenni.

Il boom di centauri improvvisati si è registrato negli ultimi mesi, quando il costo della benzina ha raggiunto record assoluti. Il mensile ‘Motociclismo’ ha confrontato, su identici tracciati urbani, i consumi di carburante di veicoli a due e quattro ruote, verificando che un maxi-scooter consuma esattamente la metà rispetto a un’utilitaria e, ovviamente, arriva prima a destinazione. Se un pieno d’automobile costa 70 euro, la differenza, a fine mese, si fa sentire. L’estate poi invita ancora di più a lasciare in garage la macchina e nell’ultimo mese scooter e motociclette, che hanno segnato un più 6 per cento di vendite, sono stati al centro di tragici incidenti costati la vita a professionisti e studenti, immigrati e pensionati.

Basta poco, una buca, un po’ di ghiaia o, come nel caso di Andrea Pininfarina, morto il 7 agosto scorso mentre andava al lavoro in Vespa, un furgone parcheggiato vicino all’incrocio. Sufficiente a coprire la visuale di Giuliano Salmi, l’automobilista di 78 anni che a bordo di una Ford Fiesta si è scontrato con l’industriale. Perché un impatto anche a soli 40 chilometri orari, quindi ben al di sotto dei limiti di velocità nei centri abitati, può essere letale. Le ‘brevi di cronaca’ dei giornali locali dicono qualcosa in più dei numeri statistici, e svelano in parte le cause di tanti incidenti.

Un giovane sul maxi-scooter a Bagheria perde il controllo del mezzo e Maria, di 19 anni, che siede dietro sulla sella, viene sbalzata nell’altra corsia mentre arriva un furgone. Un diciottenne di Torino torna da un rave ubriaco e strafatto di droga, e con la sua auto investe e uccide Juri, operaio di 28 anni che stava andando in fabbrica in moto. Nel casertano Giuseppe e Rosaria, coniugi di 53 e 52 anni, vanno al mare in scooter, tentano di sorpassare la fila e vengono travolti da un camion. A Roma Valentina, ventenne figlia di un carabiniere, invade la corsia opposta e viene investita è uccisa da un autobus di linea che non l’aveva vista. E c’è persino l’extracomunitario di 62 anni che in pieno centro a Palermo, il 29 luglio scorso, è stato investito da un calesse trainato da un cavallo ed è finito in rianimazione. Di troppi altri incidenti mortali le notizie si concludono con la frase: “Le cause sono in corso di accertamento”.

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