VINO: ABRUZZO RISCHIA UNICA DOP CON CLASSIFICAZIONE UE 2009

(ANSA) – ORSOGNA (CHIETI), 30 AGO – L’Abruzzo rischia di perdere le 13 Doc, Docg e Igt che sottolineano le tipicità dei suoi prodotti enologici a causa della nuova classificazione dettata dall’Unione Europea, in vigore dall’agosto 2009. A lanciare l’allarme è il vice presidente nazionale dell’associazione “Città del vino”, Fabrizio Montepara, vice sindaco di Orsogna (Chieti).

“La riforma del mercato comune vitivinicolo dell’Unione Europea (Ocm vino) – spiega Montepara – potrebbe ridurre del 40% le denominazioni che tutelano la produzione italiana. L’Abruzzo rischia di essere una delle regioni più penalizzate. Se il quadro resterà questo, scomparirà del tutto l’identità dei singoli territori, arrivando a un’unica Dop Abruzzo“.

Niente più Denominazione di origine controllata (Doc) per Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo e Controguerra; sparirebbe la Denominazione di origine controllata e garantita (Docg) per il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane; sarebbero cancellate anche le Indicazioni geografiche tipiche (Igt) di Alto Tirino, Colli Aprutini, Colli del Sangro, Colline Frentane, Colline Pescaresi, Colline Teatine, Del Vastese o Histonium, Terre di Chieti.

A livello nazionale, secondo le stime delle Città del vino, dalle attuali 470 denominazioni si potrebbe passare ad appena 182 tra Dop e Igp. In Piemonte si passerebbe da 54 a 22, in Toscana da 49 a 24, in Veneto da 38 a 15. La situazione più pesante è forse proprio per l’Abruzzo, che passerebbe a una sola Dop, come Valle d’Aosta e Molise.

“Vogliamo porre l’accento sul problema – afferma Montepara – affinché i produttori e quanti operano nel settore si attivino per un’azione congiunta sui nostri parlamentari europei e sulle istituzioni comunitarie. Come Città del vino sulle Dop ci siamo già attivati presso il Parlamento, la Commissione europea e il Governo italiano. Grazie alle Città del vino sono state ridotte le superfici coltivate a vigneto che dovranno essere estirpate. Il nostro – conclude – è il Paese che ha il maggior numero di denominazioni: l’omologazione indiscriminata rischia di tradursi in un danno per la vitivinicoltura”. (ANSA).

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